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6 Novembre 2018 Il team di ProntoPannolino Interviste

Rientro al lavoro dopo la maternità o paternità: come affrontarlo? Ne parliamo con la psicologa Debora Comi!

Per tante mamme e papà tornare al lavoro dopo la nascita di un figlio può essere molto complicato: indipendentemente dall’età del bimbo i genitori possono sperimentare senso di colpa, ansia, tristezza e tutta una serie di emozioni a volte difficili da gestire o da comprendere appieno.

Per capire meglio cosa succede ai genitori quando arriva il momento di tornare al lavoro dopo il congedo di maternità/paternità abbiamo parlato con Debora Comi, psicologa e psicoterapeuta sistemico socio-costruzionista che vi abbiamo già presentato nel nostro approfondimento sul come gestire la gelosia di un bambino quando arriva un fratellino o una sorellina.

Abbiamo posto a Debora alcune domande per capire come possono fare i genitori a vivere più serenamente il momento di tornare al lavoro dopo la nascita di un bambino; ecco cosa ci ha raccontato!

1) Ciao Debora, grazie per essere ancora con noi! Come prima domanda ci piacerebbe chiederti: cosa preoccupa maggiormente i genitori quando devono rientrare al lavoro dopo il congedo di maternità/paternità?

Ciao a tutti! E’ un piacere poter parlare di un argomento così importante come il rientro al lavoro delle mamme e dei papà. Per quanto riguarda la domanda, il momento di tornare a lavorare dopo la maternità o la paternità spesso può essere vissuto in modo molto critico, sia che avvenga a pochi mesi dalla nascita del bambino sia che avvenga dopo il primo anno di vita.

Nel primo caso i genitori soffrono all’idea di “lasciare” un bimbo così piccolo e non poter stare con lui nei primi mesi così ricchi di conquiste e progressi: spesso l’associazione è “devo lasciare il mio bambino e quindi sono un cattivo genitore”, ed è normale che quindi emergano i sensi di colpa.

Se invece i genitori tornano al lavoro quando il bambino è più grande (magari dopo l’anno di vita) la difficoltà è diversa: tendenzialmente più tempo si sta a casa più poi diventa difficile tornare alle vecchie abitudini e riuscire ad adattarsi alla routine lavorativa.

In entrambi i casi è importantissimo ricordare che il rientro al lavoro non deve essere vissuto come una rinuncia al ruolo materno/paterno: una donna non perde il proprio ruolo di mamma se non è presente tutto il giorno con i figli, e lo stesso discorso vale per i papà; al bambino deve passare il messaggio che anche se la mamma o il papà non ci sono per un po’ di tempo, in ogni caso è come se ci fossero.

2) Normalmente si tende a pensare che sia la madre quella che ha più difficoltà a tornare al lavoro dopo la nascita di un figlio: anche i papà “vanno in crisi”?

Tendenzialmente le mamme si sentono più in difficoltà perché sentono maggior responsabilità nei confronti del bambino: a volte perché magari allattano ancora, o a volte semplicemente perché “la mamma è sempre la mamma”; tuttavia può succedere anche ad alcuni papà di andare in crisi quando arriva il momento di rientrare al lavoro, soprattutto se hanno instaurato un legame molto forte col proprio bambino.

Il papà in genere sente più addosso la responsabilità di mantenere la famiglia da un punto di vista economico e, addossandosi questo ruolo, tende a vivere meglio il distacco.

3) I genitori si devono comportare in modo diverso con i figli una volta che rientrano al lavoro?

A volte può succedere che a causa del senso di colpa per essere stati fuori tutto il giorno ed aver lasciato i bimbi coi nonni, la tata o il nido, una volta tornati a casa, i genitori lasciano che i bimbi le abbiano tutte vinte, in un tentativo di sopperire ad eventuali mancanze (reali o immaginarie).

Tuttavia è importante che anche quando si rientra al lavoro i genitori siano in grado di mantenere il loro ruolo abituale senza dare troppo “potere” ai bambini; infatti benché piccoli, sono molto intelligenti e sono in grado di capire quando possono sfruttare una situazione a loro favore.

Questo non vuol dire che i genitori non debbano prestare ai figli più attenzione, coccolarli di più o stare più tempo con loro! Bisogna però stare attenti a non diventare succubi di eventuali capricci.

4) Tanti genitori hanno a cuore la propria carriera lavorativa ma si sentono in colpa perché coltivando la sfera professionale sentono di star sacrificando l’accudimento dei figli: una cosa esclude necessariamente l’altra?

Assolutamente no! Quello che conta non è la quantità di tempo trascorso con i figli ma la qualità: non è passando 24 ore su 24 con un bambino che automaticamente crescerà più felice.

A volte stare a casa da soli coi bambini rischia di diventare noioso e ripetitivo: è complesso giocare con un bambino dodici ore al giorno, anche perché dopo un po’ non si sa più cosa inventarsi per far passare il tempo!

Frequentando altri ambienti e “staccando” si ritorna a casa con molta più energia e voglia di vedere i propri bimbi e trascorrere del tempo di qualità con loro.

5) Alcuni genitori sono spaventati dal momento di tornare al lavoro, altri quasi lo “desiderano” per poter riprendere una routine che vada oltre la sfera genitoriale: entrambe queste reazioni sono “normali”?

Sì, sono entrambe reazioni possibili che dipendono molto dallo stile e dalla personalità di ognuno ma anche da come il genitore era abituato prima della nascita del figlio: c’è chi già durante la gravidanza pensa a come potrà mantenere i “propri spazi personali” per non annullarsi, altri invece pensano solo a vivere i il momento appieno!

6) I bambini notano che qualcosa è cambiato quando i genitori tornano al lavoro? Dobbiamo aspettarci dei comportamenti diversi da parte loro?

Sicuramente i piccoli sentono il cambiamento e il distacco e possono avere delle crisi di pianto quando la mamma o il papà si allontanano, sia che vengano lasciati al nido, alla tata o dai nonni.

Ma la “crisi di separazione” è bene che ci sia per diversi motivi: innanzitutto è indice di un buon attaccamento; è più “preoccupante” un bambino che si dimostra totalmente disinteressato al genitore mentre uno che gli si attacca al collo ma poi dopo poco si tranquillizza è del tutto normale.

In secondo luogo la separazione permette al bambino di sviluppare la capacità di mentalizzazione poiché deve pensare alle figure di riferimento che non sono vicine a lui in quel momento.

Per il bambino è importante poi provare anche emozioni negative e dare loro un senso con l’aiuto dell’adulto (questo infatti gli permette di capire che le emozioni si possono sentire, raccontare e gestire); inoltre il bambino impara a trovare risorse di auto-consolazione e a costruire legami di fiducia con altre figure adulte diverse dai modelli genitoriali di riferimento.

7) Cosa diresti alle mamme e i papà che avrebbero voluto stare più tempo a casa con i figli ma che – per i motivi più diversi – devono tornare a lavorare quando i bimbi hanno solo pochi mesi e si sentono in colpa?

Direi loro di ricordarsi che il rientro al lavoro rappresenta una grande opportunità di crescita per il genitore e per il bambino: la mamma/ il papà impara a delegare e a chiedere aiuto ma soprattutto impara a fidarsi delle risorse emotive del proprio cucciolo; vede con i suoi occhi e sente che il proprio bambino, grazie anche al legame che ha instaurato con lei/lui, è capace di costruire a sua volta altri legami e altre relazioni che saranno un importante arricchimento per il futuro.

8) Mentre alcuni genitori tornano al lavoro e sono tranquilli nel lasciare i piccoli ai nonni, alla tata o alla scuola dell’infanzia altri tendono ad essere ansiosi se non hanno la possibilità di sapere in maniera costante cosa sta facendo il loro bimbo: è solo questione di abituarsi alla nuova situazione o c’è qualcosa che si può fare per vivere il distacco con maggior serenità?

Quello che conta è che la mamma o il papà abbia “sotto controllo” ciò che accade al proprio bimbo anche quando è fisicamente lontana/o da lui e questo è possibile solo attraverso una scelta consapevole della persona o del luogo cui affidare il proprio bambino (nido, nonni o tata).

Fiducia e sicurezza corrispondono infatti a maggiore tranquillità, per questo è importante darsi del tempo per decidere a chi lasciare il proprio bambino dopo il rientro al lavoro.

Quello che conta è che – una volta effettuata la scelta – non si abbiano dubbi a riguardo: il dubbio genera ansia che viene poi sentita e trasmessa al bambino stesso; le parole chiave, a prescindere da chi si occuperà del bambino, sono gradualità e inserimento, il bambino ha bisogno del tempo per abituarsi al nuovo ambiente e alla nuova figura di riferimento, anche se sono i nonni.

E’ quindi fondamentale procedere per gradi, effettuando un vero e proprio inserimento come si fa all’asilo nido: il primo giorno si sta lì con lui, poi lo si lascia un’oretta, poi si aumenta il tempo, si prova a inserire il momento della pappa e così via.

Fondamentale è come si deve comportare l’adulto durante il momento del distacco: si deve sempre salutare il bambino ed evitare fughe nascosto quando il bambino è distratto! Questo perché, se il bambino improvvisamente si gira e non vede più il genitore, si ritroverebbe confuso e disorientato e potrebbe pensare che l’hanno abbandonato.

Se invece il papà e la mamma salutano e spiegano dove stanno andando il bambino comprende cosa sta succedendo senza crearsi aspetti fantasmatici.

Il genitore poi può aiutare il bambino nel distacco creando un vero e proprio “rituale di separazione”: ad esempio può cantare con lui una canzoncina, mangiare insieme un biscotto, leggere un libretto veloce; ripetendo questa azione tutti i giorni il bambino impara che dopo quella attività il papà e la mamma vanno via, per poi tornare.

Anche l’utilizzo del famoso “oggetto transizionale” può aiutare nel distacco: può essere un peluche preferito, un foulard che sa di mamma, una copertina… perché quell’oggetto diventa la mamma o il papà “portatile” che il bambino può tenere sempre con sé quando fisicamente non li ha vicini.

[Per approfondire il tema dell’inserimento alle scuole dell’infanzia leggi l’articolo dedicato con tante informazioni interessanti e consigli utili!]

9) Quali servizi a cui è possibile affidare i bambini esistono sul territorio? Quali sono i loro vantaggi e gli svantaggi?

Sul territorio si possono trovare diversi tipi di servizi oltre ai nonni o alla baby sitter.

Il vantaggio di lasciare il bambino ai nonni è che sono persone familiari conosciute e di fiducia, e questo potrebbe permettere al genitore di essere meno in ansia; lo svantaggio è che i nonni non riescono a fornire la stessa stimolazione sensoriale che un bambino potrebbe avere alla scuola dell’infanzia, oltre a non offrire l’opportunità di interazione tra pari (a meno che non ci siano cuginetti o altri bambini vicino con cui relazionarsi), aspetto di fondamentale importanza per bambini anche molto piccoli.

Una soluzione a questo problema è consigliare ai nonni di frequentare con il nipotino uno spazio gioco che generalmente offre attività o laboratori esperienziali in cui l’adulto può rimanere ma in cui allo stesso tempo il bambino interagisce con altri bimbi e comincia a sperimentare la parte sociale.

Sono poi disponibili asili nido (comunali o privati), micro nidi (che ospitano massimo 10 bambini), oppure meno conosciuti ma che iniziano a diffondersi sempre di più sono i nidi famiglia (tages mutter): il termine tedesco “tages mutter” significa letteralmente “mamma di giorno” e definisce una figura professionale con funzione di assistente all’infanzia che svolge il proprio ruolo all’interno del proprio domicilio, che viene così denominato “nido famiglia”.

La caratteristica di questo servizio è che può accogliere un numero massimo di 5 bambini, e ovviamente l’attenzione che viene data è maggiore rispetto ad un nido più grande. In generale i criteri per valutare come scegliere una scuola dell’infanzia sono i seguenti:

  • valutare gli spazi e l’ambiente: sono puliti? Sono a misura di bambino? Rispettano le norme di sicurezza?
  • informarsi riguardo la formazione degli educatori e la supervisione
  • capire se e quanti operatori ci sono in co-presenza
  • domandare se fanno il periodo di inserimento e quanto dura
  • assicurarsi della presenza di una progettazione educativa valida

10) C’è qualcosa che non ti abbiamo chiesto ma che ti sembra importante aggiungere?

Si, mi piacerebbe concludere con alcuni consigli rivolti ai neogenitori:

  1. quando possibile, ricominciate a lavorare in modo graduale (part-time di 4 o 6 ore), in modo che ci sia un impatto meno traumatico sia per voi che per il vostro bambino; in Italia esistono per esempio i permessi di allattamento INPS per le mamme e i papà lavoratori dipendenti fino ai 12 mesi di vita del bambino
  2. abbiate fiducia nelle capacità di adattamento e nelle risorse del vostro bambino: i piccoli hanno molte più competenze di quanto immaginiamo
  3. con i bimbi un po’ più grandini, è bene spiegare loro il programma della giornata (cosa devono fare, chi li accompagna, chi li va a prendere, cosa fanno dopo l’asilo ecc.), perché questa pianificazione dà loro un senso di di sicurezza
  4. imparare a delegare senza provare senso di colpa

Ricordate sempre che non siete Wonder Woman o Superman: il modello di super mamma o super papà, sempre di buon umore e che risolve ogni cosa è solo un ideale. Tutti i genitori in primis sono “persone” e di conseguenza possono essere stanchi o nervosi e – di sicuro – non perfetti!

Grazie mille Debora!

Il rientro al lavoro è un momento delicato e importante sia per i genitori che per i bambini: attraverso i consigli di Debora speriamo di poter aiutare tante mamme e papà ad affrontare questo periodo con più serenità e con la consapevolezza che – dopo una fase di adattamento iniziale – eventuali preoccupazioni, ansia e sensi di colpa saranno solo un ricordo.

Ringraziamo ancora Debora per tutte le preziose informazioni che ci ha dato: per chi desiderasse contattarla può farlo attraverso la sezione contatti della sua pagina web o trovarla presso l’Associazione Il Melograno di Vimercate (MB).

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Etichettato con: rientro lavoro, tornare al lavoro
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