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7 Settembre 2016 Il team di ProntoPannolino Consigli

Aiutare i bambini a parlare meglio: ecco 12 consigli per migliorare il linguaggio nella prima infanzia

Fonte immagine: http://bit.ly/2corrA1

Come abbiamo già detto, i primi anni di vita di un bambino sono ricchi di traguardi, alcuni piccoli ed altri più grandi, ma tutti – a modo loro – importanti per la crescita e lo sviluppo dei bimbi.

Tra i traguardi più desiderati da mamma e papà c’è la parola: i genitori da una parte non vedono l’ora di sentire la voce del loro piccolo che li chiama, e dall’altra sanno che, quando un bimbo inizia a parlare, la comunicazione sarà molto più facile.

Infatti, anche con un repertorio di parole molto limitato, un bimbo che comincia a parlare è in grado di trasmettere chiaramente i suoi bisogni principali, le sue intenzioni e i suoi disturbi: un grandissimo aiuto per le mamme e i papà che, prima, dovevano “interpretare” il pianto del piccolo!

Come sempre, quando si parla di bambini, non c’è un momento stabilito ed uguale per tutti nel quali i piccoli dovrebbero iniziare a parlare: alcuni bambini a un anno riescono già a formare frasi intere, altri cominciano ad azzardare le prime parole dopo i due anni (a volte parecchio dopo).

I piccoli apprendono una lingua ascoltando il mondo che li circonda e, nei primi anni di vita, la mamma e il papà (e i familiari in generale) sono le persone con cui i bimbi hanno maggior contatto.

E’ per questo che il ruolo dei genitori e della famiglia nell’apprendimento della lingua è decisivo per i bambini: andiamo a vedere come possiamo aiutare i piccoli a parlare meglio grazie ad alcuni semplici accorgimenti!

1) Dobbiamo parlare con chiarezza, articolando bene le parole. Quando cominciano a parlare i nostri bimbi spesso storpiano le parole, creando “neologismi” buffissimi: anche se ci fanno ridere, però, dobbiamo evitare di usarli nella conversazione.

Ad esempio, se il nostro bimbo dice “paccecare” invece di “parcheggiare”, non dobbiamo dirgli “ora andiamo a paccecare la macchina”, ma dovremo usare il verbo corretto: in questo modo, sentendolo più e più volte, alla fine ripeterà la forma corretta.

Se volete, però, potete scrivervi su un quadernino le parole più divertenti che dicono i vostri figli: sarà bellissimo rileggerle (magari con loro!) a distanza di anni!

2) Non utilizzare il linguaggio “da bebè”: cerchiamo, fin da piccoli, di abituare i bimbi a chiamare le cose con il loro nome; quindi evitiamo di chiamare il cane “bau bau” o l’acqua “glu glu”.

Oppure, se da piccolissimi li abbiamo abituati a questo linguaggio, dobbiamo cambiare abitudini man mano che il bimbo cresce: utilizzando il “linguaggio bebè” anche quando il bambino è in grado di capire e farsi intendere perfettamente, infatti, non facciamo altro che trattenerlo in un grado di infantilismo linguistico ed affettivo che non è più proprio della sua capacità di espressione.

3) Utilizzare un vocabolario appropriato al livello linguistico del nostro bimbo: dobbiamo cominciare con frasi corte e semplici per poi passare, mano a mano che cresce e che le sue abilità di comprensione ed espressione migliorano, a forme e costruzioni verbali più complesse.

Se all’inizio ci dobbiamo limitare a “non correre se no ti fai male”, più avanti potremo passare a “non correre, altrimenti potresti scivolare e farti male alla testa”.

4) Come abbiamo detto prima, quando i piccoli imparano a parlare storpiano diverse parole; quando lo fanno – invece di correggerli continuamente – possiamo “correggerli indirettamente”, ripetendo nella conversazione la parola che è stata storpiata.

Ad esempio, se il piccolo dice: “andiamo a paccecare la macchina” possiamo dirgli: “sì, andiamo subito a parcheggiare la macchina: dove la vorresti parcheggiare?”

In questo modo gli diamo la possibilità di ascoltare la forma corretta della parola che sbaglia, senza fargli notare che ha sbagliato e senza farlo sentire inadeguato.

5) Quando il piccolo ci fa una domanda, non rispondiamogli frettolosamente o a monosillabi, ma preoccupiamoci di fornirgli una risposta ben articolata e che sia a lui comprensibile. Allo stesso modo, cerchiamo di mantenere una conversazione con il bambino in modo tale che si debba “sforzare” di risponderci senza utilizzare solo il sì e il no.

Invece di chiedergli “Ti sei divertito all’asilo?” (domanda alla quale potrebbe rispondere solo con un “sì” o un “no”) possiamo chiedergli “Cosa avete fatto oggi all’asilo?” oppure “Qual è stato il tuo gioco preferito oggi all’asilo”?

Per questo motivo è utile parlargli di cose che gli interessano, argomenti che stimolano la sua curiosità e la sua voglia di raccontare. In questo modo sarà portato a sforzarsi a parlare sempre di più, e sempre meglio.

6) Rispettare i turni della conversazione: se facciamo una domanda al bimbo e vediamo che il piccolo ha difficoltà a finire la frase (perché non trova la parola adeguata o perché incespica con un determinato vocabolo) dobbiamo evitare di finire noi la frase per lui.

Lasciamolo finire con i suoi tempi, perché per lui è un allenamento che lo porterà a una padronanza sempre maggiore del linguaggio.

7) Se il piccolo sbaglia a parlare non dobbiamo mostrarci arrabbiati o impazienti: il piccolo non deve sentirsi inadeguato per il modo in cui parla, e per questo non dobbiamo fargli pesare eventuali errori.

Nel caso ci siano anche fratelli maggiori – il cui contributo al corretto sviluppo linguistico del bimbo può essere importante come quello dei genitori – dobbiamo dire anche a loro di non interrompere o prendere in giro il piccolo quando parla.

8) E’ importante servirsi di tutte le attività della vita quotidiana per favorire l’interazione lingustica; ad esempio quando facciamo il bagnetto al bimbo e lo insaponiamo, possiamo nominare le varie parti del corpo: “Ora laviamo la pancia, ora i piedi, etc…”. Allo stesso modo quando lo vestiamo possiamo dirgli il nome dei vari capi: “Ora mettiamo la maglietta, ora le scarpe” e – anche quando mangia – è utile insegnargli il nome degli alimenti e delle posate che utilizza: “adesso prendi il pomodoro con la forchetta”.

9) Quando gli chiediamo di prenderci qualcosa, utilizzare il nome corretto dell’oggetto che gli stiamo chiedendo. Se vogliamo che ci porti una tazza dobbiamo evitare di dirgli “portami quella cosa lì”.

10) Anche la televisione è importante per l’apprendimento di una lingua: possiamo guardare con lui i cartoni animati per spiegargli meglio cosa sta vedendo e favorire la conversazione.

11) Quando giochiamo con il bimbo, aiutiamolo a distinguere le qualità degli oggetti; ad esempio, se prendiamo in mano un peluche possiamo dirgli: “senti, è morbido e liscio” oppure giocando le costruzioni possiamo dirgli: “ora mettiamo questo cubo sopra l’altro, mentre questo lo mettiamo dietro e questo davanti”.

12) E’ utilissimo per il piccolo sentirci parlare, anche se – apparentemente – non ci sta ascoltando. Se siamo in cucina a preparare la cena, e il bimbo sta giocando sul pavimento per i fatti suoi, possiamo comunque raccontargli cosa stiamo facendo (“ora taglio le carote, poi le metto nella pentola, etc.”). Forse non ci starà ascoltando con estrema attenzione, ma lo staremo comunque aiutando ad immagazzinare nella sua memoria vocabolario, costruzioni grammaticali, pronuncia, etc.

Oltre a questi accorgimenti – che vanno a toccare la maniera in cui ci comportiamo quando siamo con i nostri piccoli – ce ne sono altri di carattere più “fisico”:

  • cominciare, quando la dentatura lo consente, con una dieta di tipo solido ed abbandonare le creme, anche se – a noi genitori – risulta più facile, comodo e veloce fare mangiare i bimbi con il cucchiaio.
    Tuttavia gli organi implicati nella corretta articolazione delle parole sono (in parte) gli stessi che intervengono nella masticazione degli alimenti. Per questo, quando sarà possibile, dobbiamo permettere al nostro bimbo di mangiare diverse consistenze (anche dure, come il pane) e farglielo fare in autonomia, senza imboccarlo;
  • cercare di non prolungare le abitudini di suzione come il ciuccio, il biberon o il pollice: l’abuso di queste abitudini può provocare, dopo la dentizione, malformazioni del palato e una cattiva occlusione della bocca, che ostacola la corretta articolazione dei suoni.
    In questo caso il seno fa eccezione: il capezzolo della madre si deforma senza fare pressioni sul palato, quindi non c’è nessun rischio nell’allattamento al seno anche se portato avanti quando il piccolo ha già tutti i denti.

Infine, ci sono dei consigli che possono essere molto utili per aiutare i nostri bimbi a parlare meglio, ma che – in linea generale – sono ottime abitudini da portare avanti in famiglia!

  • Quando il nostro piccolo parla facciamogli capire che ci interessa ciò che ci racconta; è importante che un bambino si senta ascoltato.
  • Non chiediamogli di parlare davanti a un estraneo se ha vergogna o se fa fatica ad articolare le parole.
  • Leggiamogli racconti o libri ad alta voce: come abbiamo detto anche in un precedente post relativo alla lettura già nella primissima infanzia, i libri letti a voce alta non solo incrementano il suo vocabolario, ma gli daranno le basi per appassionarsi alla lettura.

Come ultima consiglio, certamente non in ordine di importanza (anzi!), c’è quello di passare più tempo possibile con il nostro piccolo.

Quando non siamo al lavoro o affaccendati in altre cose, parliamo con lui, ascoltiamolo, giochiamoci insieme: tutto questo favorirà di certo il suo sviluppo, anche linguistico.

Se, comunque, il nostro piccolo verso i 4 anni ha ancora evidenti difficoltà a parlare è necessario rivolgersi al pediatra che potrà indirizzarci allo specialista adeguato (logopedista o altro, a seconda del caso specifico) che ci aiuterà a capire l’origine di questa difficoltà, e aiuterà il piccolo a sviluppare una corretta abilità linguistica.

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