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6 Dicembre 2016 Il team di ProntoPannolino Allattamento, Consigli

Ragadi al seno: cosa sono, perché vengono e come prevenirle o curarle

Fonte immagine: http://fxn.ws/2ggiKe0

L’allattamento al seno è un’esperienza meravigliosa sia per il bambino che per la mamma: molto spesso però per quest’ultima può non essere facile!

I bambini allattati al seno tendono a poppare di più rispetto a quelli allattati con il latte artificiale, per questa ragione la notte i risvegli sono più frequenti: è innegabile che per una mamma l’allattamento al seno può essere molto stancante.

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Inoltre ci possono essere un’altra serie di problemi o fastidi che possono ostacolare e, nei casi peggiori, portare una mamma ad interrompere l’allattamento: pensiamo agli ingorghi mammari, alla mastite e alle ragadi.

Sono tutti problemi che con pazienza si possono risolvere senza dover sacrificare l’allattamento al seno: in questo articolo, nello specifico, parleremo delle ragadi, un fastidio doloroso che molte mamme purtroppo conoscono bene.

Cosa sono le ragadi al seno?

Si tratta di taglietti (possono essere più o meno profondi) che si formano sul capezzolo o sull’areola in seguito all’allattamento.

Perché si formano?

In linea di massima le ragadi al seno sono causate da uno scorretto attaccamento del bambino che, invece di introdurre nella bocca capezzolo ed areola, si attacca solo al capezzolo provocando quindi i dolorosi taglietti.

Un’altra causa si può ritrovare nel dare al bambino più di frequente un seno rispetto all’altro: in questo modo il capezzolo è sottoposto ad un lavoro extra e potrebbe quindi screpolarsi.

Tuttavia ci sono anche donne che sono più predisposte ad avere le ragadi, anche se il bambino si attacca al seno in maniera corretta; altre invece presentano i capezzoli retratti (o introflessi), quindi i capezzoli risultano “piatti” e non sporgenti.

Il rientro del capezzolo può rendere difficoltoso l’allattamento e, quindi, aumenta il rischio di ragadi.

Le ragadi sono pericolose?

Dipende dalla profondità dei tagli: se sono tagli superficiali che danno solo un leggero fastidio, il problema è limitato.

Se, invece, i tagli sono profondi per la mamma dare il seno può essere un vero tormento: la suzione diventa scomoda e dolorosa, fino a portare la mamma – talvolta – alla decisione di smettere di allattare.

Nei casi più gravi ci può essere anche una perdita di sangue che potrebbe venire ingerito dal piccolo durante l’allattamento: nonostante possa fare impressione non crea problemi al bimbo quindi, se il dolore non è insopportabile, non è necessario sospendere l’allattamento.

In ogni caso, indipendentemente dalla profondità delle ragadi, ogni taglietto può essere una porta d’ingresso per i germi, è quindi importante comunque prendere provvedimenti per evitare che un piccolo taglio si trasformi in un’infezione più seria.

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E’ possibile prevenire le ragadi al seno?

Ci sono tutta una serie di accorgimenti per preparare il seno all’allattamento (quindi da cominciare qualche settimana prima del parto) e così diminuire il rischio di ragadi.

E’ possibile mettere sui capezzoli e sull’areola oli naturali per ammorbidire la pelle, oppure lanolina pura.

Uno dei “rimedi della nonna” consiste nel fare degli impacchi di succo di limone sui capezzoli: il succo di limone servirebbe, infatti, a rendere più “dura” (e quindi meno soggetta a screpolature) la pelle del capezzolo.

Tuttavia, il modo migliore di prevenire le ragadi è imparare ancora prima del parto le giuste posizioni per l’allattamento al seno (anche se sarà solo dopo, facendo pratica, che si diventerà davvero esperte).

Per questo è utile prendere parte ai vari corsi preparto, oppure chiedere la consulenza di un’ostetrica o di una volontaria di associazioni come La Leche League.

Come curare le ragadi al seno?

Se, ormai, le fastidiosissime ragadi si sono formate ci sono tutta una serie di rimedi che possiamo mettere in pratica.

La cosa più importante, nel caso le ragadi siano state causate da un attaccamento sbagliato del piccolo, è – appunto – correggere la posizione, sia della mamma che del bebè.

Per questo, come dicevamo prima, si può contare sull’aiuto di personale qualificato come ostetriche, pediatri o le volontarie de La Leche League (sul sito dell’associazione c’è comunque un approfondimento con le varie posizioni e la maniera giusta di eseguirle).

Per sentire meno dolore durante la poppata, e mantenere il capezzolo asciutto, è possibile usare un paracapezzolo di silicone: questo strumento non ostacola l’allattamento ma funge come protezione.

Il paracapezzolo è utilissimo anche in caso di rientro del capezzolo, indipendentemente dalla presenza di ragadi!

Un rimedio poco conosciuto, ma altamente efficace, è quello di usare copricapezzoli d’argento tra una poppata e l’altra: si comprano in qualsiasi farmacia (o online) e sono un rimedio totalmente naturale senza controindicazioni (a meno di non essere allergici a questo materiale).

L’argento è un antibiotico naturale con forti proprietà antibatteriche: per questo le donne che utilizzano i copricapezzoli d’argento spesso trovano sollievo dalle ragadi già dopo uno o due giorni!

Si può anche utilizzare, come dicevamo prima, lanolina per ammorbidire ed idratare la pelle, ma rimane molto importante l’avvertimento di non lavare troppo spesso il seno e, quando lo si fa, non bisogna utilizzare detergenti aggressivi.

Inoltre bisogna far asciugare bene la pelle (preferibilmente all’aria) ed utilizzare reggiseni di cotone traspirante.

Infine, è importante distribuire il tempo della poppata tra i due seni: facendo poppare, diciamo, 15 minuti da un seno e 15 minuti dall’altro, nessuno dei due capezzoli dovrà farsi carico di un “lavoro extra”, affaticando la pelle.

Abbiamo visto quindi che le ragadi al seno sono un problema comune e molto fastidioso, ma la loro comparsa non deve per forza compromettere l’allattamento al seno.

Con pazienza, attenzione, e l’aiuto di personale qualificato le mamme sono in grado di superare questo disturbo e continuare ad allattare il loro piccolo senza dolore; l’importante è non perdersi d’animo e chiedere sempre aiuto al personale medico.

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